Negli ultimi tempi sono in molti a parlare, chi in termini favorevoli, chi in termini aspramente critici, del d.d.l. Zan, ossia del disegno di legge cosiddetto antiomofobia. Non tutti, però, conoscono nel dettaglio di cosa si tratti e cosa preveda esattamente la suddetta proposta di legge.

Innanzitutto, occorre precisare che la stessa è attualmente in attesa di esame al Senato, dato che lo scorso 4 novembre il d.d.l. è stato approvato dalla Camera dei Deputati e trasmesso all’altro ramo del Parlamento.

Si tratta di una proposta di legge piuttosto sintetica, costituita da poche norme, il cui “cuore” sono certamente gli articoli 2 e 3, che modificano gli articoli 604 bis e 604 ter del codice penale.

Ma procediamo con ordine.

Nel primo articolo, il d.d.l. fa definitivamente chiarezza, sotto il profilo lessicale e terminologico, su alcuni termini che spesso, nel linguaggio comune, vengono confusi e utilizzati impropriamente: “sesso”; “genere”; “orientamento sessuale” e “identità di genere”.

In particolare:

“Ai fini della presente legge:

  1. per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;
  • per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;
  • per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;
  • per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.”

Poste tali premesse, la proposta di legge va ad intervenire su quella norma del codice penale, l’art. 604 bis (e sulla relativa circostanza aggravante di cui al successivo art. 604 ter) che punisce la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, introducendo tra i comportamenti sanzionabili (con la reclusione o la multa) anche la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

In sostanza, quindi, il disegno di legge mira ad equiparare, anche dal punto di vista giuridico e in particolare sanzionatorio, i comportamenti violenti fondati sull’omo-transfobia, rispetto a quelli fondati sull’odio razziale o religioso.

In tanti, tuttavia, hanno definito il d.d.l. Zan una proposta di legge “liberticida”, in quanto, secondo alcuni, essa ucciderebbe la libertà di pensiero e di espressione, impendendo ai cittadini di

manifestare le proprie idee sul dibattuto tema dei diritti civili delle persone omosessuali e transessuali.

È davvero così?

Sotto il profilo tecnico-giuridico, occorre tener conto delle seguenti tre precisazioni:

La prima: il d.d.l. rende penalmente rilevanti i soli comportamenti qualificabili come “propaganda e istigazione a delinquere” e, all’art. 4 (che potremmo definire una «clausola di salvaguardia») denominato “pluralismo delle idee e libertà delle scelte”, prevede espressamente che: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

La seconda: in ogni caso, anche qualora fosse mancata un’espressa disposizione di salvaguardia, la libertà di manifestare liberamente il pensiero (purché non attraverso condotte illegittime) è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione (art. 21) che non può, comunque, essere soppresso, in quanto facente parte di quel nucleo di diritti e liberà considerati inviolabili.

La terza: il d.d.l. interviene sull’art. 604 bis c.p., ossia su una norma che già esiste e già punisce l’istigazione a delinquere fondata su motivi etnici o religiosi, limitandosi ad estendere la punibilità già sancita dalla predetta norma all’istigazione a delinquere per motivi legati all’omo-transfobia. Pertanto, seguendo un percorso argomentativo logico, qualora si sostenga che il d.d.l. Zan sia da ritenersi incostituzionale in quanto contrastante con la libertà di espressione, si sosterrebbe, automaticamente, la medesima tesi con riferimento all’art. 604 bis nel suo complesso, tacciando, quindi, di incostituzionalità anche la suddetta – preesistente – disposizione del codice penale.

In altre parole, posto che il d.d.l. Zan intende equiparare, in termini di tutela, il diritto a non essere perseguitati per la propria fede religiosa (o provenienza etnica) con il diritto a non essere perseguitati per il proprio orientamento sessuale, sostenere il carattere liberticida del predetto disegno di legge vorrebbe dire considerare liberticida anche la norma che punisce, ad esempio, coloro che istigano alla violenza nei confronti di chi professa una fede religiosa.

Poste le sopracitate riflessioni di natura tecnica, è evidente come il d.d.l. Zan – per le peculiarità della materia trattata – si presti anche a contestazioni di natura politica, ideologica e di opportunità (ad esempio circa l’opportunità o meno di istituire la Giornata nazionale contro l’omofobia, di cui all’art. 7), che non possono che essere rimesse al libero convincimento di ciascuno e prescindono dall’analisi giuridica in senso stretto.